Complimenti a Carla P., il suo racconto Il segreto di Giò è stato selezionato vincitore del concorso Tell us a story!
Grazie per aver condiviso questa eperienza con noi Carla e in bocca al lupo con il bonus di 100 euro che abbiamo accreditato nel tuo conto!
Sembrava una vecchietta di quelle tranquille e neanche tanto sveglie. Era venuta ad abitare vicino a me un paio di anni prima, nella casetta bassa coi rampicanti .Le nostre strade si incrociarono il giorno che Giulietta, la mia gatta ribelle, si era resa irreperibile ed io ormai pensavo ad una fuga d’amore senza ritorno. Quel giorno il campanello suonò e mi ritrovai davanti la mia creatura beatamente in braccio alla mia vicina. Traditrice! Il mio immenso sollievo non mi fece trascurare i doveri dell’ospitalità e così tra un caffè da me e un tè a casa di Giò,venni un po’ a conoscere la sua storia. Il suo accento aveva una cadenza anglosassone, infatti lo capii quando mi chiese il favore. Con timidezza ad occhi bassi, mi chiese se ero capace di usare il piccì, yes of course. Cosa le serviva? Doveva aprire una casella email. E disse imeil, con accento impeccabile. Detto fatto. Passò un po’ di tempo, forse mesi o un anno. In un giorno piovoso, mentre stavo rientrando, mi chiamò in casa e davanti ad una tazza di tè si aprì un pochino di più e mi raccontò che era vedova di un diplomatico, avevano girato il mondo ed era stata perfino padrona di un castello in Scozia. Pensai stesse un pochino sclerando…l’età, mi dissi. Quasi a leggermi nel pensiero tirò fuori delle foto, anche in bianco e nero. Lei e il suo amore a New York, a Malindi,a Shangai. Non c’era un posto che non avesse catturato in quelle immagini. Mi colpì il fatto di certe foto ripetute a Montecarlo. “Giò com’è il casinò di Montecarlo?” Me lo descrisse con occhi sognanti, erano due habituèè , adorava l’ambiente non per sete di gioco, ma proprio per la particolare aria che si respirava. E mentre il marito discuteva di politica e diplomazia nelle salette vip, lei si aggirava tra le sale e faceva conoscenze,allacciava rapporti amichevoli, e imparava. La coppia non aveva avuto la fortuna di aver figli, ma quando il marito venne a mancare, lontani parenti vennero a reclamare la piccola fortuna del lord diplomatico e con uno stratagemma l’avevano infine messa fuori dai giochi. Era saltata fuori perfino una moglie legale, tanto che aveva rischiato di finir dentro. Tanto smarrimento, tanto dolore. Così lei se n’era tornata nel paese natio, l’Italia del quale quasi aveva perso il ricordo, ma in cui aveva quella piccola casetta vecchiotta e bisognosa di un buon lifting, un dono del bisbisnonno. Viveva con una minima rendita, ma avevo notato le scarpe alla moda, l’ultimo libro di Follet,i tre gatti e il cane ben nutriti e vaccinati,insomma piccoli particolari che facevano pensare che poi male proprio non se la cavava. Eppure lei mi raccontava che adorava il mare, ma non poteva più permettersi un bel soggiorno di un paio di settimane, neanche di due giorni, precisò. Ricordo bene quel giorno afoso di luglio che mi fiondai di corsa a casa sua : un 30 e lode in letteratura inglese, sostenuto in Inglese con una tremenda docente very british. La lode e i complimenti. E questo lo dovevo a Giò, infatti parlavamo in inglese molte volte. Ci mise più del solito a venire ad aprirmi. Fui accolta da una musichetta allegra proveniente dal piccì, che io riconobbi subito. Giò non poteva più nascondersi. “Non c’è nulla di cui vergognarsi, gioco anch’io, mi piace .E’ che non sempre mi riesce di vincere e se vinco poi perdo perché vorrei sempre di più” Lei mi prese sottobraccio e mi portò nel salottino. Intanto mi spiegava che non avendo né macchina né amicizie , navigava (disse proprio navigare )su Internet ed aveva scoperto quella versione di casinò in casa. Dopo aver avuto la sua imeil ,si era messa d’impegno a imparare : e sì! c’erano le monete elettroniche, le scannerizazzioni e tutto ciò che ruota intorno al gioco on line. “I casinò non sono enti di beneficenza, my friend, ma se usi la testa ci puoi vincere, credimi” ed ogni mese versava i suoi cento euro studiandosi le offerte migliori e i posti più seri. Si accontentava di poco, un 500 al mese. Se non era giornata, lasciava per riprendere in altro giorno. Accadeva sì che perdesse il suo deposito, ogni tanto, ma faceva parte del gioco, vero? True. Mi confidò alcuni suoi trucchi, lei adorava le slots , io pure. Intanto venne sera e m’invitò a cena. E continuammo come due cospiratrici a scambiarci le nostre teorie e preferenze. Eravamo agli inizi del mese e lei non aveva ancora “investito”. Le chiesi se le dispiaceva che stessi a guardare il suo modo di giocare. Mi rispose che io ero una privilegiata, primo perché nessuno (e chi ? ) sapeva e secondo perché lei amava la concentrazione . Mi misi accanto in silenzio. Fu lei a collegarsi , a scegliere la slot e a spiegare le sue mosse. Stava giocando bene, silenziosamente salendo con costanza. Ruppe il silenzio. “Bene, ora mi posso accontentare” “Ma dai, giocati gli spiccioli Giò !” “Non è mia abitudine, my friend, poi ti fai prendere la mano…okey farò un’eccezione”
Poi fu il trambusto, scampanellii, la scritta lampeggiante. Si aprì la finestrella della chat “Congrats Jane you just won the jackpot” Sedicimila euro. Bella cifra. Un’enormità per Giò. Quell’anno, in settembre, se ne andò al mare , che in quella stagione è anche più bello. In ottobre una squadra di muratori venne a sistemare la casetta. A me arrivò una torta di mele che pareva un panettone , tagliandola ci trovai un bigliettino e accartocciati mille euro. C’era scritto “Grazie. Fanne buon uso”
Inutile dire che ho ancora molto da imparare, ma sono sulla buona strada. |